Middlebury Language Schools

 

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Middlebury College Vermont
Scuola Italiana

 

CIRCE:

Un mito mediterraneo

 

 Racconto semiserio per voce femminile

 con
Isabella Carloni



Circe racconta, in forma di affabulazione per canto e voce e attraverso una accurata drammaturgia musicale, l’altra faccia del mito della maga terribile che Ulisse incontra nel suo lungo viaggio di ritorno a casa.
Dramma e commedia, mito e tradizione contadina sono intrecciati in un originale percorso teatrale tra il serio e l’ironico che, attraverso Omero e Pavese, Ibsen, Platone e la commedia popolare, riattraversa uno dei miti fondativi della cultura mediterranea, svelando aspetti nascosti dell’identità occidentale.
Che c’entra Circe con le Sirene? e il Mar Rosso con il pittore Piero della Francesca?
Attraverso l’affabulazione e il gioco mimetico del teatro l’attrice suggerisce un’altra percezione della storia e del tempo e insinua il “dubbio” che la nostra “civiltà” abbia dimenticato, lungo la strada del progresso, la preziosa ricchezza della diversità e dell’”altro”.


N O T E    D I   R E G I A

Il mito non è una storia inventata,
un sapere falso,
è una conoscenza diversa,
un altro modo di raccontare la storia.


L'Odissea ci racconta che Circe, la maga seducente dalla lunga capigliatura e dalla voce suadente, accolse nel suo palazzo, tra le fiere selvagge, in un'isola fuori del tempo e dello spazio, i compagni di Ulisse e li ingannò con i suoi incantesimi trasformandoli in porci.
Soccorso dagli Dei, Ulisse, potrà salvare i suoi compagni, godere dell’amore della maga e ottenere da lei anche l'aiuto per superare altre prove pericolose nel suo lungo viaggio.
Fin qui la versione del mito da parte di Omero nell’Odissea.
Ma, ad uno studio parallelo, la maga astuta e pericolosa che l’eroe incontra nel suo lungo viaggio di ritorno a Itaca,  si rivela, in realtà,  l’antica Dea di una religione scomparsa, legata ai cicli della natura e della rinascita e celebrata nella sacralità del maiale.
E i suoi incantesimi, più che le malie di una fattucchiera, ricordano  piuttosto quegli antichi culti mediterranei della dea madre che celebravano la potenza trasformatrice dell’amore come principio vitale.

In viaggio tra mito e contemporaneità lo spettacolo osa sbirciare, così, sotto il velo che ricopre il mistero della seduzione femminile e l’archetipo mediterraneo dell’eroe.
Nella nostra cultura, nei suoi simboli e nelle sue paure, si nascondono, infatti, le tracce di un’antica esperienza, che, in un tempo lontano, non temeva l’incanto amoroso e il gioco della seduzione.

Affiora tra le pieghe del mito, così, la voce di un altro rapporto tra umano e divino, di un’altra visione della vita e del tempo, di un sapere nascosto e dimenticato che offre un punto di vista inaspettato anche sull’oggi.

Sulla scena figure e storie antiche s’intrecciano con il nostro contemporaneo, in un’ originale conversazione ammaliante e popolare al tempo stesso.

 Isabella Carloni

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Middlebury College Vermont
Italian School

 

CIRCE:

A Mediterranean Myth

 

 A semi-serious tale for a feminine voice

 with
Isabella Carloni


Through a narrative structure for song and voice and an accurate musical dramaturgy, “Circe” recounts another side of the myth of the terrible sorceress encountered by Ulysses on his long homeward journey.
Drama and comedy, myth and peasant tradition are intertwined  in an original theatrical voyage that sits on the threshold between the serious and the ironic. Through the voices of Homer and Pavese, Ibsen, Plato and popular comedy, the story reexamines one of the foundational myths of mediterranean culture, revealing hidden aspects of western identity therein.
What does Circe have to do with the Sirens? What does the Red Sea have to do with the painter Piero della Francesca? Through storytelling and theater's mimetic game, the actress suggests another perception of history and time and insinuates that our "civilization" has forgotten the immense value of diversity and "the Other" on the road of progress.


DIRECTOR’S NOTES

A myth is not an invented story,
a false notion;
it is a different kind of knowledge,
another way of telling history.

 

The Odyssey tells us that Circe, the seductive sorceress with long hair and a soft voice, received the companions of Ulysses among droves of wild beasts, in her palace on an island outside of time and space, deceiving them with her incantations and transforming them into pigs.
Warned by the gods, Ulysses will ultimately be able to save his companions, enjoy the love of the sorceress, and enlist her aid in his confrontation with dangerous obstacles on his long journey back to Ithaca. So far we have given the version provided by Homer in The Odyssey.
But, through a parallel study, we see that the astute and dangerous sorceress encountered by the hero on his great voyage reveals herself as the ancient goddess of an extinct religion that is connected to the cycles of nature and rebirth and celebrated in the sacredness of the pig.
Her incantations, more than mere maledictions of a witch, call attention to those ancient Mediterranean cults of the Mother Goddess that celebrated the transforming power of love as a vital principle.

In a voyage between myth and modernity, the production dares to peek under the veil that obscures the mystery of feminine seduction and the Mediterranean archetype of the hero.
In our culture, within its symbols and its fears, there are hidden traces of an ancient experience that did not shrink in fear from amorous magic and the game of seduction.
As such there blooms within the intricacies of the myth the voice of another rapport between the human and the divine, another vision of life and of time, a hidden and forgotten knowledge that offers an unexpected perspective that is also relevant to contemporary society.
On the stage, figures and ancient stories interlace with modernity in an original conversation that is haunting and popular at the same time.

 Isabella Carloni


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