Intervista con Giuseppe “Joe” Tamagni

Come sei entrato in contatto con la lingua italiana?

Sono originario del New Jersey meridionale e ho avuto la fortuna di frequentare un liceo che all’epoca offriva corsi d’italiano. Poi ho proseguito con gli studi a Trenton State (il college, non la prigione!), dove, a differenza di altri miei amici, ho avuto una professoressa bravissima, Simona Wright, che mi ha spinto ad approfondire ulteriormente la lingua, anche attraverso un corso estivo a Treviso: un posto bellissimo e ideale per fare pratica, perché c’erano pochissimi americani!

Poi ho studiato per un semestre al Franklin College a Lugano, nella Svizzera italiana, il che mi ha permesso di rinsaldare il legame con i miei cugini svizzeri (da cui proviene il cognome Tamagni). Un’esperienza, devo dire, molto simile a quella dei miei primi giorni come coordinatore della Scuola Italiana: un senso di novità e di familiarità, di appartenenza e al tempo stesso di estraneità, avendo comunque già lavorato per molti anni, in altri ruoli, all’interno della Scuola Italiana di Middlebury….

E poi, niente, dopo l’università volevo mettere a frutto l’esperienza acquisita e, un po’ per caso, ho iniziato a insegnare italiano nelle scuole pubbliche del New Jersey; un’esperienza non facile! Ma è stata la mia supervisor ed ex insegnante, Cesarina DeCesero (che ha un MA da Middlebury), a parlarmi per la prima volta dei corsi estivi di italiano in un piccolo paesino sperduto del Vermont.

Quindi hai iniziato a frequentare la Scuola Italiana di Middlebury come studente di Master nel lontano 2000. Com’è cambiata la scuola allora?

Moltissimo. All’epoca, per esempio, non avevamo neanche un sito internet, ma solo dei foglietti con il programma settimanale scritto al computer e ogni domenica c’era il solito mantra: studio, riflessione, riposo. C’erano molte conferenze e pochi film, ad esempio; nonché pochissimi laboratori interattivi, ma questo è dipeso anche dai cambiamenti avvenuti nel frattempo nella didattica delle lingue straniere…. E poi le partite di calcio tra scuole di lingua! Quelle erano indubbiamente un appuntamento molto sentito, in cui il tifo sfociava spesso in forme di fanatismo radicale…. Oggi gli studenti tendono a essere più concentrati sullo studio.

Nel 2004 sei diventato assistente bilingue. Cos’ha rappresentato per te questo passaggio?

All’epoca insegnavo ancora nella scuola pubblica durante l’anno, quindi lavorare per Middlebury in estate era un po’ come una vacanza per me. E comunque era obiettivamente meno impegnativo come lavoro, rispetto ad oggi. Ricordo cheavevo tempo di assistere a molti degli eventi serali e di organizzarne addirittura altri per conto mio. Nel 2005, ad esempio, coinvolsi ben 60 persone per girare un film che poi venne proiettato nell’auditorium più grande del College alla fine dell’estate! Oggi sarebbe impensabile, anche solo per la mole di email che ricevo ogni giorno.... E pensare che la posta elettronica quasi non esisteva all’epoca!

Tre anni fa, un altro grande cambiamento: la Scuola Italiana Middlebury si è trasferita qui a Mills. Come ti trovi in California?

L’ultima estate in Vermont è stata un po’ strana. Dopo tanti anni, ci trovavamo perfettamente a nostro agio lì, con lo staff del college, il nostro network di conoscenze e di amicizie, ecc. Quindi eravamo un po’ tesi all’idea di trasferirci altrove. Poi ricordo, invece, il grande entusiasmo all’arrivo a San Francisco: una città davvero spettacolare. E adesso che siamo alla quarta estate, mi sento già perfettamente a casa. È un po’ come in Vermont: non siamo né indigeni, né turisti, ma semplicemente “residenti estivi.” Entrambi i campus hanno i loro vantaggi e svantaggi, ovviamente, anche se adesso, vivendo tutto l’anno a Middlebury come coordinatore della Scuola Italiana, sono ben felice in spostarmi in California ogni estate!

Vista la tua lunga esperienza, in ruoli diversi, nella Scuola Italiana, qual è il maggiore punto di forza di questo programma, secondo te?

Senza dubbio le persone. Dal direttore Vitti, che è il capo, ai professori, che sono tutti di altissimo livello. Per non parlare dei grandi ospiti che si sono succeduti nel corso degli anni; tutti nomi di altissimo profilo, anche se non sempre così conosciuti qui negli Stati Uniti: da Beppe Severgnini, a Vittorio Zucconi, da Giuseppe Tornatore a Dacia Marini, da Francesco Rosi a Letizia Battaglia. E poi il grande impegno da parte degli studenti, che vengono qui da ogni angolo degli Stati Uniti e non solo, per dedicarsi allo studio dell’italiano, rinunciando in pratica alla propria estate. Davvero ammirevole!

Un’ultima domanda: Joe e Giuseppe sono la stessa persona o sono due identità diverse?

Anni fa, al liceo, ogni studente doveva adottare un nome italiano in classe e quindi io diventai Giuseppe. Quando poi mi sono iscritto a Middlebury, ho iniziato a presentarmi come Joe, ma tutti gli altri usavano nomi italiani, quindi ho finito per tornare anch’io ad essere Giuseppe (tranne che nell’estate del 2002, quando improvvisamente hanno cominciato a chiamarmi Beppe, ma è durato poco!). Da assistente a Middlebury, poi, il mio è diventato quasi un nome di famiglia: Joe era il personaggio che impersonavo prima e dopo l’estate e Giuseppe era il mio personaggio estivo. Invece, con l’arrivo in ufficio di Antonino e Salvo, il nome Joe ha ricominciato lentamente a prendere il sopravvento, perché secondo loro era più figo…. Ma Giuseppe resta quello con cui mi identifico di più qui. Anche se, a volte, è facile confondersi e confondermi: da quando sono diventato Coordinatore, mi firmo sempre Joe Tamagni e molti studenti che arrivano per la prima volta a Middlebury non sanno che Giuseppe e Joe sono in realtà…. la stessa persona! (O no?)

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